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Perdersi (e ritrovarsi): itinerario a piedi nel centro storico di Cetraro (CS)

Perdersi (e ritrovarsi): itinerario a piedi nel centro storico di Cetraro (CS)

Adoro perdermi – e poi ritrovarmi – ‘ntr’i stritti d’u paisi.

Se c’è una cosa che amo fare a Cetraro, il mio paese natio in provincia di Cosenza, è percorrere a piedi il suo centro storico, sentire per qualche secondo quella sensazione di smarrimento tra tortuose stradine che mi fa salire l’adrenalina, imboccare poi a caso un vicolo e scoprire, piacevolmente, di essere tornata sulla giusta via.

Da anni desideravo raccontare questo lato affascinante del mio paese e oggi, finalmente, metto nero su bianco un itinerario a piedi proprio nel centro storico di Cetraro, con informazioni, indicazioni, pensieri e immagini che prendono forma grazie al prezioso aiuto dei ragazzi della Caster, società cooperativa che gestisce il Museo dei Brettii e del Mare, anch’esso tappa irrinunciabile di questo percorso di scoperta.

Panorama da Cetraro paese
Cetraro paese

Voglio portarti nelle arterie di un cuore che pulsa, tra palazzi avvinghiati che creano ristori al fresco (come ricorda il Vico Frischera) e affacci improvvisi sul mare simili a panoramici buchi (ì grupi). Ho pescato tante mie foto tra i ricordi più recenti e passati e ho preparato anche una mappa con tutti i punti di interesse, per assicurarmi che tu non ti perda proprio nulla.

Camminando dentro e fuori le vecchie mura

Per partire alla scoperta del centro storico di Cetraro, devi sapere alcune cose.

Nell’itinerario ho inserito le zone considerate il vero e proprio centro storico cetrarese ovvero quelle comprese tra le tre vecchie Porte di Mare (‘i Mari), di Basso (‘i Vasciu) e di Sopra (‘I Supra o Susu). Ho aggiunto però anche altre zone limitrofe, che definiscono il centro in modo più ampio perché vale la pena vederle.

Chiesa Madre San Benedetto, centro storico di Cetraro

Dentro le vecchie mura chiuse dalle 3 porte, si cammina in mezzo al risultato dell’antica convivenza e integrazione delle diverse economie di marinai-pescatori, contadini, artigiani e commercianti. Si passa tra i tortuosi meandri tutti paralleli o trasversali rispetto alla ‘Nzilica, una stradina stretta e dritta (in salita o discesa), arrivando inevitabilmente in quello che era il vero e proprio cuore dell’abitato antico: ‘Mmienzu ‘a Curta.

Proprio questa “Corte”, come molti luoghi che si incontrano, raccontano di una Cetraro legata storicamente all’Abbazia di Montecassino nel Lazio, proprio come ho spiegato qualche tempo fa nel racconto “Dal Lazio a Cetraro in Calabria: nel nome di S. Benedetto“. I cassinesi ricevettero in dono Cetraro nel 1086 da parte di Sikelgaita, moglie del normanno Roberto d’Altavilla detto il Guiscardo, che ne era proprietario.

Vicoli del centro storico di Cetraro

Eccoci, piedi per terra e occhi all’insù, tra case in pietra abbracciate tra loro, stradine, piazze, archi e piccoli giardini, portali in tufo e gallerie segrete utilizzate per sfuggire ai ripetuti attacchi nemici via mare, proprio quel mare che fino al Cinquecento ancora accarezzava la collina su cui poggia il paese.

Iniziamo con lentezza da fuori le mura, partendo da ‘A Cruci, incamminiamoci verso ‘a Via ‘i Rota per salire ai Cappuccini, raggiungiamo ‘a Porta ‘i Supra, entriamo in Via Roma, scendiamo ‘Mmienzu ‘a Curta e poi fino alla Porta ‘i Mari, passiamo dalla Giorgia prima di raggiungere ‘A Porta ‘i Vasciu e terminiamo in Piazza del Popolo sotto lo sguardo vigile dù Giganti.

1. ‘A Cruci

Il punto da cui voglio muovere il primo passo è una Croce posta in uno slargo affacciato sul mare, al di sotto del quale si trova la prima tappa di questo itinerario, ovvero la zona del Ritiro. Qui un grande piazzale con vista sulla Marina di Cetraro e la Colonia S. Benedetto regala la visione d’insieme di questo luogo molto particolare, in cui mi sembra ancora di sentire le voci di quando, da bambini, giocavamo all’uscita del catechismo aspettando che qualche familiare venisse a riprenderci.

Nella Chiesa di S. Maria delle Grazie si fa un salto nel tempo al 1454, quando venne costruita col nome di Chiesa di S. Francesco perché faceva già parte del Convento medievale dei Frati Minori Osservanti. Distrutta da un attacco turco via mare nel 1534, venne ristrutturata a inizio Ottocento cambiando nome e passò ai Padri di San Filippo Neri che, detti anche Ritiranti, diedero il nome a questa zona.

Nel 1912 il Convento divenne la sede dell’Istituto delle Suore Battistine grazie ad una cetrarese che fece davvero molto per ragazze abbandonate, ammalati, bambini: suor Crocifissa Militerni, divenuta poi Madre Superiora delle Battistine di Cetraro e Maestra delle Novizie a Roma, le cui spoglie si trovano nella vicina chiesa.

2. ‘A Via ‘i Rota

La seconda tappa è Via Luigi De Seta, che inizia proprio dalla Croce di partenza. È una delle strade principali del mio paese, di quelle che comunque ci passi in mezzo tra i palazzi storici a destra e sinistra, che ne delineano la geometria fin dalla sua nascita nel Novecento quando si chiamava ‘A Via ‘i Rota (o d’i Roti). Questo nome probabilmente ci ricorda le ruote dei funai, bravissimi artigiani che qui realizzavano a mano le funi proprio con una grande ruota come attrezzo indispensabile.

All’inizio e alla sinistra di via Luigi De Seta c’è il Palazzo di Città Silvio Lopiano, sede del Municipio di Cetraro e a questo donato dall’omonimo grande musicista cetrarese vissuto tra Ottocento e Novecento. La Sala Consiliare del Palazzo è una piccola e meravigliosa mostra d’arte, con i dipinti di Massimo Zuigan Tizzano, pittore padovano di origini calabresi che ci permette di ammirare la storia della nostra città attraverso 5 oli su tela che raccontano eventi focali. Qualche anno fa, partecipare all’inaugurazione di queste tele è stato per me un evento molto emozionante.

© la donazione di Cetraro da parte di Sikelgaita all’abate Desiderio IV Epifanio di Montecassino | Tela di Massimo Zuigan Tizzano nella Sala Consiliare del Municipio

3. ‘I Cappuccini

Dal Palazzo Comunale è ora di salire attraverso via Vito Occhiuzzi e altre viuzze che ci portano in Piazza Gino Jannelli. Qui ci attende la Chiesa dei Cappuccini o di S.Pietro, completata nel 1634 insieme al vicino Convento, importante luogo di studio teologico il cui guardiano fu, nel 1710, il poi Beato Frate Angelo d’Acri, paesino a circa 70 KM da Cetraro.

Alle spalle della Chiesa, il Teatro Comunale Filippo Lanza in cui vengono organizzati alcuni piccoli spettacoli.

Rotolando verso il basso attraverso via Cappuccini, raggiungiamo il largo Calvario, Carivàniu in dialetto cetrarese, che noi cetraresi chiamiamo così in ricordo di un antico pilastro in pietra (non più esistente) sormontato da una croce. Ma dietro questo nome c’è anche un’altra possibile spiegazione: potrebbe riferirsi alla funzione assunta nel Medioevo da questo luogo come punto di sepoltura fuori dalle mura del paese.

4. ‘A Porta ‘i Supra

Sono molto impaziente adesso, perché è il momento di conoscere la prima antica porta d’accesso al paese. Con il Nettuno che ci dà le spalle sulla fontana di Piazza del Popolo, è qui che sorgeva ‘A Porta ‘i Supra cioè la Porta di Sopra, una delle 3 porte urbiche di Cetraro. “Ni vidimu alla chiazza”, “Ni truvamu alla chiazza”, “T’aspìettu alla chiazza”: la piazza non conduce a nessun posto, è Il posto, dove incontrarsi, raccontarsi segreti, salutarsi, far confluire pensieri.

E prima di passeggiare nell’elegante Via Roma, bisogna assolutamente passare dal quartiere Piano, ‘U Chianu, come lo chiamiamo noi, un quartiere popolare molto caratteristico e pittoresco, tra vicoli bui e slarghi su cui si affacciano finestre domestiche. Ecco un mio vecchio post instagram, di quando il “Festival Du Chianu” colorò d’arte le sue case.

5. Via Roma

Ogni volta che torno da Milano in Calabria, non vedo l’ora di passare a salutare nonna Annina che vive proprio qui, e portarle magari un mazzo di fiori per affacciarmi dal suo balcone affacciato su Via Roma. La raggiungiamo lasciando il Piano e tornando indietro, per immergerci in questa via che incanta ricordandoci bene che era il corso principale della Cetraro ottocentesca, con i suoi palazzi storici ora sede di alcuni negozi o di botteghe e laboratori come quelli delle mie amiche artiste Marianna e Ilenia, in cui adoro entrare come a spalancare le porte di un mondo magico.

I turdilli (dolce tipico natalizio) in porcellana fredda di Ilenia
I turdilli (dolce tipico natalizio) in porcellana fredda di Ilenia
Le creazioni sartoriali di Marianna
Le creazioni sartoriali di Marianna

Su via Roma c’è solo una musica che suona, quella del campanile della Chiesa Madre di S. Benedetto, una canzone senza tempo che parte dalla torre da più di mille anni. Era tra il 1090 e il 1104 quando i Monaci benedettini costruirono questo luogo di culto simbolo di un potere temporale e spirituale sul mio paese durato oltre 7 secoli. La Chiesa fu demolita e ricostruita nella seconda metà del Settecento, ed oggi è il posto perfetto per i tanti matrimoni che vengono celebrati nella magica atmosfera del centro storico. Ho perso ormai il conto di quanti ne ho vissuti qui.

Con la Chiesa a fare da epicentro, puoi vedere la bellezza di alcuni dei blasonati palazzi ottocenteschi, come il fianco di Palazzo Giovanni del Trono che poi si vede meglio più avanti, Palazzo Giordanelli con un’elegante bow window che mi fa sempre incantare e Palazzo Militerni, casa di suor Crocifissa di cui ti ho raccontato prima.

6. ‘A Curta

È ora di lasciarci via Roma con la Chiesa Madre alle spalle e guardare avanti, perché stiamo per immergerci nel cuore del centro storico per arrivare ‘Mmienzu a Curta, il centro nevralgico, la Corte in cui si comandava e amministrava.

Qui fermiamoci prima allArco da Scola, cioè della scuola, che forse ricorda quando nel Cinquecento e Seicento vi studiavano i giovani avviati al sacerdozio. Nel primo palazzo dell’arco ha abitato tra Ottocento e Novecento l’ing. Luigi De Seta, Ministro del Regno d’Italia e di cui vi racconto meglio in una delle prossime tappe di questo itinerario.

Ora, una discesa sinuosa sarà la nostra strada, Via Regina Elena chiamata da noi ‘A ‘Nzilica (un tempo anche Via dei Mulini e il perché lo scopriamo presto) una delle vie principali della Cetraro antica, che collegava il paese alto con il porto. Quando si scende per ‘A‘Nzlilica, è impossibile desistere dall’ammirare i panni che sventolano dai balconi delle case strette tra loro tanto da farsi ombra, tra i silenzi spezzati dalle colorite voci degli abitanti.

E arriviamo alla Corte, il Largo Giuseppe Ricucci che rappresentava il centro della vita paesana, dove si faceva la democrazia e si prendevano decisioni politiche importanti. Noi cetraresi diciamo ‘Mmienzu ‘a Curta perché qui ti trovi in mezzo ad una piazza in cui sei tu il centro, circondato da semplici linee architettoniche ma dall’importante interesse storico.

Infatti qui c’è il Palazzo del Vicario, l’autorità rappresentativa e amministrativa del governo cassinese, e fu proprio uno dei tanti vicari, Romualdo Apicella, che lo restaurò nel 1691 dopo seicento anni dalla costruzione. A ricordare l’evento c’è un’iscrizione su una lapide commemorativa oggi esposta nel Museo Civico. Con scantinati e piano terra adibiti a carcere, qui era anche conservato un prezioso archivio con manoscritti, libri e registri che però, durante la rivolta di Masaniello, fu parzialmente bruciato come manifestazione contro il potere abbaziale. Sappi che in questo palazzo ha pernottato nel 1190 Riccardo Cuor di Leone diretto in Terra Santa e nel 1406 Re Ladislao

Oltre al Palazzo del Vicario, tutt’intorno ci sono case e chiese. La Chiesa di S. Zaccaria si trova qui sicuramente già dal 1446, la Chiesa di S. Nicola ha visto celebrare mess da vari Abati cassinesi che regolarmente venivano a far visita al loro possedimento.

Chiesa San Zaccaria, centro storico di Cetraro
Chiesa San Zaccaria, centro storico di Cetraro

7. ‘A Porta ‘i Mari

E riprendiamo la ‘Nzilica, la via che ci rimette in discesa sulla direzione del quartiere della Marineria intorno al Largo Pescatori, dove tutto – già dai nomi – ci fa annusare il profumo di salsedine e del pesce locale qui sapientemente lavorato in quello che è uno dei quartieri cetraresi più antichi.

Lasciando alle spalle le case dei pescatori e guardando il mare, superando la strada percorsa dalle auto, ecco la Chisijella d’a Porta ‘i Mari (Chiesetta dell’Annunziata), la cappella del Calvario, i ruderi della Porta di Mare – punto d’accesso per chi arrivava dalla costa o dal mare – e le rovine dei mulini di cui si parla già dai primi anni dell’anno Mille (ecco perché ‘A ‘Nzilica è detta anche Via dei Mulini).

La cappella del Calvario, Cetraro
La cappella del Calvario, Cetraro

Lo spettacolo del Porto, del Monte Serra con in cima il Santuario mariano e tutt’intorno numerose grotte carsiche, catturano l’attenzione con prepotenza, così come il fruscio rilassante del fiume Aron che scorre sotto i nostri piedi per arrivare al mare. Proprio qui era in attività l’Arsenale di Cetraro, il vecchio porto dove tantissimi cetraresi costruivano imbarcazioni, remi e arnesi per la Marina militare del Regno delle Due Sicilie.

 8. ‘A Giorgia

Il centro storico con le sue case attaccate fa già sentire la sua mancanza. Torniamo al suo interno, ripercorrendo le viuzze che ci riconducono alla Corte per arrivare poi in quello che è sicuramente uno dei miei luoghi preferiti, ‘A Giorgia, con la sua anima pittoresca che è impossibile non fotografare. Largo S. Giuseppe, noto anche come largo S. Giorgio, è finito anche su Vanity Fair proprio con una mia foto.

Qui non sai davvero quale guardare prima tra i tanti palazzi che trasudano tutto il loro antico fascino gentilizio. C’è il fianco meridionale di Palazzo del Trono che abbiamo già incontrato prima vicino alla Chiesa Madre di S. Benedetto, c’è Palazzo De Caro sede dell’antica Università di Cetraro di proprietà di Montecassino, Palazzo Ranieri con l’annessa cappella di S. Giuseppe, la casa del Senatore Militerni e la Villetta dove, nei periodi di maltempo, si radunavano i pescatori.

Passiamo nel sottoportico di via Lampezia, ed ecco sulla destra i ruderi della Chiesa di S. Pietro che fino agli anni Venti era una delle 3 parrocchie di Cetraro, poi abbandonata e demolita in buona parte.

9. ‘A Porta ‘i Vasciu

Ora è solo l’ultima porta urbica di Cetraro ad attenderci, prima di concludere il nostro itinerario in Piazza del Popolo. Andiamo in Piazza Giovanni Losardo che corrisponde all’antica Porta di Basso, ‘a Porta ‘i Vasciu diciamo noi. Se dovessi stilare una classifica dei miei posti preferiti nel centro storico, questo si guadagna senza dubbio il secondo posto dopo ‘A Giorgia.

Qui, nel 1582, vennero costruiti per accogliere poveri e malati la Chiesa e l’Ospedale della SS. Trinità, grazie ad Albenzio Rossi, un cetrarese che fondò anche a Roma un importante ospizio e una chiesa con il benevolo aiuto del Papa. Sempre qui, il maestoso Palazzo De Caro domina la scena con la sua decadente bellezza.

10. ‘U Giganti

Come la famosa ciliegina sulla torta, questo itinerario a piedi nel centro storico di Cetraro si conclude in Piazza del Popolo, la piazza principale di Cetraro paese in cui all’inizio siamo passati velocemente e dove, tra i protagonisti, sicuramente detiene il primato la statua del Nettuno con la Fontana Luigi De Seta, che noi cetraresi chiamiamo ‘U Giganti (il gigante) o ‘U Cibbiuni (la grande vasca).

Fontana Nettuno, Piazza del Popolo, Cetraro

Di Luigi De Seta ne abbiamo parlato anche all’inizio percorrendo l’omonima via. Non solo era Ministro del Regno di Napoli, ma anche un ingegnere che progettò proprio questa fontana, realizzata intorno al 1895 a coronamento del nuovo acquedotto cittadino, insieme all’installazione di sette fontane nelle diverse zone che abbiamo attraversato finora e che permettevano alla gente di attingere all’acqua non avendo un impianto idraulico domestico.

Di fronte la fontana del Nettuno, c’è una nuova e moderna balconata che si affaccia sul mare. Alle sue spalle, l’elegante Palazzo Ciro del Trono che ci attende per percorrere i passi finali del nostro itinerario. Costruito intorno alla metà dell’800 come dimora della famiglia Del Trono, tra le più facoltose della città, è stato poi nel 1983 acquistato dal Comune di Cetraro.

Ora, nel Palazzo, c’è il Museo dei Brettii e del Mare con i reperti provenienti dalla necropoli brezia scoperta in località Traselle, i diversi oggetti che arrivano dal mare e una sezione cartografica che adoro letteralmente, con le cartine che partono dal ‘400. C’è poi un bel giardino sul retro dove d’estate prendono vita tanti eventi culturali e la Biblioteca civica di cui amo l’ambiente rilassante che accoglie oltre 20 mila libri tra cui molti del ‘600 e ‘700. Prenotare una visita guidata all’interno di questo palazzo signorile d’epoca è un’esperienza che vale la pena vivere.

L’itinerario nel centro storico della mia Cetraro è concluso.

Piacevolmente doveroso è per me ringraziare il Presidente Luigi Orsino e la dott.ssa Giusy De Rose della Caster, per aver allungato le loro mani fino alle mie al fine di dare vita a questo lavoro che per me rappresenta la realizzazione di un desiderio senza eguali.

Per informazioni più dettagliate e suggerimenti, e per assicurarti che alcuni luoghi menzionati siano aperti al tuo arrivo, ti consiglio di rivolgerti a loro, che ti aspettano al Museo dei Brettii e del Mare. Puoi anche scaricare gratuitamente la CasterApp per il tuo smartphone iOS sull’Apple Store o Android su Google Play.

Sito web | Facebook | 0982 92546 | caster.coop@libero.it

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* articolo realizzato in collaborazione con C.a.s.t.e.r Società Cooperativa arl, nell’ambito del progetto scientifico “Il genio umano e la natura” cofinanziato dal Dipartimento IAC della Regione Calabria. PAC 2014 – 2020 


Bibliografia:

  • Cetraro, Guida storico-artistica, Carlo Andreoli, 2007
  • Cetraro centro storico: Ieri ed oggi, Stefano Iozzi, 2012

Laura Cipolla

Laura Cipolla

Nata e cresciuta a Cetraro (CS), vivo da qualche anno a Milano "con il Cuore verso Sud". Qui trovi la mia Calabria a 360°, che è anche la tua.

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(2) commenti

  • Michele
    14/06/2021 at 09:49 Rispondi

    Love Cetraro and still do to this day.
    Used to visit from Malvito almost 60 years ago and still visiting to this day.
    Keep showing our beautiful and historical land

    • Laura Cipolla
      Laura Cipolla
      14/06/2021 at 12:23 Rispondi

      Oh, I know Malvito, it’s really close to Cetraro. Thank you so much for your comment and support!

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